Potrei dirvi tante cose. Ma anche no.

DI Chiara Maci | 20 Mag 2011

 

-Milano, 3 ottobre 2008-

È notte, non riesco a dormire e non ho voglia di spiegare niente a nessuno.  Non sono certo obbligata a farlo.

Potrei dirvi tante cose, ad esempio che domani finalmente sarà il primo week end senza treni e potrò svegliarmi nel mio letto in affitto a mezzogiorno, andare in palestra e andare a fare shopping all’una, orario strategico per non mangiare e piacersi di più all’interno delle 4 mura del camerino.

E potrei dirvi che lavorare 11 ore al giorno con persone nemmeno minimamente ambiziose è la cosa più dura e non – stimolante del mondo, ma potrei anche dirvi che è la mia grande opportunità. (Alla fine arrivi quasi a crederci, sempre per il solito concetto del CONVINCERSI di tutto)

E potrei dirvi che ho voglia di piangere stanotte, senza motivo. Per un motivo.

Quello lo trovi sempre anche se non ce l’hai.

E io sono maestra nel trovarlo.

E che mi manca fottutissimamente sempre e solo lui, da mesi. Da sempre.

In effetti mi è sempre mancato.

E forse sarà per lui che piangerò stanotte.

Si, potrei dirvi che l’olio Johnson’s è davvero più idratante della crema per il corpo e che adoro follemente i nani da giardino e che le immagini di Marylin nella mia stanza mi danno un tocco decisamente cool, e che le Vuitton tarocche resistono molto di più delle originali.

Che per me l’inverno è il momento del ritorno a casa dopo il lavoro, il coprirmi con il mio ultimo acquisto – pigiama in lana di Hello Kitty – preparare la cena, la crema di verdura con i crostini caldi, il mio pc, i miei sogni e i miei brividi e che detesto le serie televisive alla Elisa di Rivombrosa, ma inevitabilmente dopo averne vista una puntata, resto incollata al televisore come rapita da una favola che mi crea dipendenza per il semplice fatto di essere una favola e quindi irrealizzabile.

Potrei dirvi di non credere alle tinte per capelli L’Oreal che vendono al supermercato perché è tecnicamente studiato e provato da me che il colore sulla confezione non uscirà mai e che non vedo l’ora di avere un giardino, prima ancora di una casa, per poterlo riempire di nani colorati (senza Biancaneve però) e che adoro le minigonne con i tacchi alti perché mi rendono in un istante decisamente più bella e posso anche io sfoggiare il mio ritrovato senso di adeguatezza e la mia nuova finta sicurezza.

Potrei dirvi che le crepes con la nutella a forma di cuore ovviamente non escono mai, un po’ come le ciambelle col buco e che devo smetterla di usare gli occhiali con le lenti finte solo perché sono fashion, perché prima o poi i miei occhi si sentiranno presi per il culo. E avranno ragione.

Potrei dirvi che non sono mai stata brava con i saluti, con gli addii, con le melanzane alla parmigiana e con gli uomini e che forse quello che incide di più sulla tua vita da lavoratrice fuori sede in affitto/condivisione, è proprio la parmiggiana e che in casa mia non esiste Natale senza il film di Natale, quello per cui si prenota il biglietto rigorosamente nella multisala una settimana prima e si guarda la sera del 25 con i pop corn nonostante il pranzo interminabile e il the con dolci vari provenienti da ogni zona della penisola mentre si gioca a tombola.

E potrei dirvi che il sole24ore è utilissimo ad asciugare il pavimento in caso di allagamento e che da quando vivo sola a Milano i fogli cattura-colore per la lavatrice mi hanno salvato la vita e l’orgoglio di fronte a mia madre, paladina del bucato differenziato, e che dopo anni di tester in giro per le profumerie d’Italia ho finalmente trovato il mio mascara.

E che tutte in fondo in fondo vorremmo essere come quella granculo di Cenerentola, ma siamo troppo occupate a riprenderci la scarpetta che ad aspettare il principe azzurro e che il vintage è davvero una figata del marketing.

Potrei spiegarvi tante cose.

Ma questa volta non ne ho voglia.

 

Macy

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